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La Pianta

La pianta del caffè è d’origine esotica ed appartiene alla famiglia delle Rubiacee, genere Coffea. Le specie conosciute di essa sono una ottantina, quasi tutte di origine africana, tra le quali le più importanti dal punto di vista commerciale sono due: Coffea Arabica e Coffea Canephora, conosciute rispettivamente come Arabica e Robusta.

La Coffea Arabica : E’ molto pregiata e dà un caffè ricco di aroma con acidità gradevole. Dallo Yemen provengono tre varietà: l’arabica, usualmente chiamata typica, che è stata la prima ad essere “esportata” e coltivata in Asia ed America Latina, arbusto grande caratterizzato dalla crescita quasi orizzontale dei rami primari. La seconda è la bourbon, variante che arrivò in America Latina dall’isola di Réunion nell’Oceano Indiano, chiamata Bourbon fino al 1848. Questa varietà cresce in maniera più compatta e verticale, e generalmente ha una produttività più alta rispetto al typica. La terza varietà yemenita è la mokka, di struttura bassa e compatta, caratteristica per i piccoli frutti e foglie e la poca produttività. Queste tre antiche varietà, anche se meno produttive dei nuovi ibridi, sono riconosciute dagli assaggiatori di caffè di tutto il mondo come piante che producono grani molto aromatici in tazza e sono tuttora le più ricercate. La Coffea Canephora var. Robusta è una pianta molto produttiva e con una grande resistenza alle malattie. Il robusta ha foglie più grandi e allungate rispetto a quelle dell’arabica ed i frutti crescono a grappoli. Una delle varietà più antiche coltivate a livello commerciale è il Kouilou, che cresce spontaneamente in Costa d’Avorio, Congo e Gabon, ed in Brasile è conosciuto come Conillon.

Nella foto frutti di caffè della regione di Yirga Chefe in Etiopia. Il robusta ha comunque meno varietà conosciute rispetto a quelle dell’arabica. Nelle zone di origine sono state identificate varietà, che a volte vengono coltivate localmente, come la maclaudi in Guinea e Costa d’Avorio, o la Kibale e la Budongo in Uganda. La varietà Niaouli, originaria del Benin e del Togo, è una pianta che fruttifica poco, però quasi tutto l’anno. La nana, originaria della Repubblica Centro Africana, è una varietà riconosciuta per la sua grande resistenza alle malattie ed ai parassiti, ed è una pianta piccola con rami corti che può essere piantata ad alte densità, come si fa attualmente con numerose varietà dell’arabica. Le nuove varietà, nate per opera dell’uomo, hanno una storia lunga e articolata. Alla fine dell’Ottocento, in Brasile, avvenne presso una stazione di ricerca, un’ibridazione naturale tra piante di typica provenienti dall’isola indonesiana di Sumatra ed alcune di bourbon rosso; L’ibridazione diede vita ad un cultivar molto produttivo e vigoroso, il Mundo Novo. Da una mutazione del bourbon, osservata nel 1935 in Brasile, è stato poi ottenuto il caturra, una pianta più bassa e compatta, con foglie e frutti più numerosi anche se più piccoli. Questa varietà è stata la base di gran parte dei nuovi ibridi che sono state ottenute negli ultimi anni per migliorare la produttività del coltivo.

Nella foto una piantina arabica di un anno, da Minas Gerais in Brasile. Pianta resistente alle malattie, e di crescita compatta, il caturra può essere piantato ad alta densità. Sempre dal Brasile provengono altri cultivar come l’acaià, che proviene da un incrocio naturale tra il Sumatra ed il bourbon rosso, o il famoso maragogype, mutazione considerata naturale del typica avvenuta durante l’Ottocento nello stato di Bahia, che produce i chicchi più grossi tra tutte le varietà conosciute.Lasciata crescere spontaneamente la pianta può raggiungere anche i 10 metri di altezza; ma nelle coltivazioni viene portata ad una altezza massima di 3 metri per facilitare la raccolta dei frutti. La semina viene effettuata utilizzando chicchi selezionati. Dopo 6-8 settimane fuoriescono dal terreno esili peduncoli con in testa il seme. La piantina genera poi le prime foglie, che si infoltiscono via via. Dopo un anno le piantine hanno raggiunto l’altezza di 30-35 centimetri e vengono trapiantate in dimora fissa, cioè nelle piantagioni vere e proprie. Per 3-4 anni le foglie, di consistenza dura e di colore verde lucente, raggiungono una lunghezza di 6-20 centimetri, una larghezza di 1-6 centimetri. Dopo la prima fioritura inizia il ciclo riproduttivo. La fioritura può avvenire una o più volte l’anno, a seconda delle condizioni climatiche e del terreno. I fiori sono bianchi, a gruppi di due o tre, ed hanno un intenso profumo. I frutti sono rappresentati da drupe ovolari che, maturando, da verdi diventano rosse. Sono costituiti da una pellicola esterna (esocarpo) che racchiude la polpa (mesocarpo). Nell’interno della polpa sono presenti due (solo di rado tre) semi affacciati dalla parte piana. Ogni seme è rivestito da un sottilissimo tegumento chiamato “pellicola argentea” e più esternamente è avvolto dal “pergamino”, una pellicina di colore giallo dorato.